Si può affermare ormai con certezza, nonostante ancora girino voci contrarie, che le cinture esplosive siano state inventate dai ribelli delle Tigri Tamil, i separatisti dello Sri Lanka uniti sotto l’organizzazione chiamata Tigri per la liberazione della patria Tamil (LTTE) che dal 1976 al 2009 hanno combattuto in modo violento per l’affermazione dello stato Tamil Eelam. Comparate negli anni Ottanta e Novanta alle azioni dei terroristi islamici in Medio Oriente, come gli Hezbollah, ma anche in Afghanistan stesso con al-Qaeda, le Tigri Tamil sono state molto più attive e prolifiche nei loro attentati suicidi contro l’autorità centrale, nel contesto di persecuzione di uno scopo politico preciso. A loro va attribuito un utilizzo inedito degli esplosivi all’interno dello scenario di guerra, utilizzo che prende ufficialmente ispirazione dalle attività di liberazione in Libano, quando Hezbollah il 23 ottobre colpì gli americani a Beirut con due camion bomba lanciati contro un compound militare in cui morirono oltre 200 soldati americani e 48 soldati francesi. Una azione che contribuì pesantemente alla partenza degli americani dal Libano l’anno successivo.
Se fino a quel momento le guerriglie contemporanee avevano utilizzato l’esplosivo come accessorio nelle operazioni, da quel momento ci fu una svolta radicale, per mano della minoranza Tamil, nel renderlo protagonista delle azioni singole, risposta tattica alle esigenze operative e politiche della guerra messa in atto in favore della secessione.

L’attacco suicida di Beirut, che all’epoca fece sensazione in tutto il mondo, colpì anche il leader della resistenza Tamil, Prabhakaran e lo convinse sia a spedire alcuni dei suoi soldati in Libano per essere addestrati all’utilizzo di esplosivi nei campi di addestramento di Hezbollah, sia a concepire un piano in cui il modello di attacco terroristico copiava in tutto e per tutto quello di Beirut: un autista interno all’organizzazione, un camion pieno di esplosivo, un attacco a sorpresa alle prime luci dell’alba, una intrusione il più profonda possibile all’interno di una zona sicura militarizzata. Fu così messo in atto il 5 luglio 1987 un piano fotocopia e all’autista di questo primo camion suicida, fu dato il nome di battaglia di Capitan Miller. Si chiamava in realtà Vallipuram Vasanthan e il suo compito fu quello di farsi esplodere alla Nelliady Madhya Maha Vidyalayam, una università Tamil sotto controllo delle forze armate regolari dello Sri Lanka: la guerra civile era già in corso da molti anni ma ancora i ribelli Tamil utilizzavano le armi convenzionali, anche di grosso calibro, importate illegalmente attraverso l’India e finanziate grazie a fondi annuali che si aggiravano, nel periodo d’oro, intorno ai 200-300 milioni di dollari. In memoria di Vasanthan e a memoria dell’attacco che fece 72 morti e centinaia di feriti, venne eretta una statua nella città cuore della resistenza Tamil, una statua che nel tempo divenne simbolo fisico e politico, fortemente voluto, del martirio nazionale, una deriva che nel tempo assunse sotto la guida del leader, toni quasi mistici soprattutto tra i giovanissimi. Vasanthan fu il primo terrorista suicida dell’organizzazione, la chiave di volta della guerriglia.
Dal momento del primo camion bomba infatti, si sviluppa una strategia di attacco che rivoluziona la guerra civile e rende quasi invincibili le Tigri grazie alla natura esclusivamente vincente degli attacchi suicidi. Se prima l’utilizzo di esplosivi era limitato da contesto e sicurezza, (in genere si trattava di zaini abbandonati con detonazione a tempo o esplosivo in una macchina, tattiche che erano diventate più facilmente neutralizzabili dall’esercito nazionale anche sul piano della prevenzione e della sicurezza), con le cinture esplosive nasce un pericolo non arginabile.

 

Va premesso a questo punto che la natura dello scopo Tamil e gli aspetti pratici della sua persecuzione sono puramente politici, così come è di natura politica la struttura dell’organizzazione LTTE di cui le Tigri sono il braccio armato: la religione non appartiene alla ragione dei combattenti, poichè si tratta di un esercito di stampo marxista, di etnia indù e di tradizionale appartenenza induista, la cui dimensione religiosa vive solo nell’intimità e nel riconoscimento del valore assoluto del suicidio, un aspetto largamente dibattuto dal leader la cui totale supremazia ideologica, a un certo punto, diventa comparabile a quella di una guida spirituale più che politica. Il concetto di martirio delle Tigri Nere identifica l’atto del suicidio come un sacrificio altruistico, ovvero: la perdita della vita (atto secondario) in nome di una causa (scopo primario), la nazione Eelan, all’interno di una azione (la guerra) destinata a soddisfare lo scopo (l’indipendenza). Questo martirio quindi non ha niente a che vedere con la narrativa della sopportazione o della prova di fede che spinge al sacrificio finale. Si tratta di un aspetto molto importante per capire come sia stato possibile un periodo di adesione così lungo tra i ribelli, adesione (e fascinazione) che ha permesso l’utilizzo convenzionale di attacchi suicidi nelle strategie di lotta e l’arruolamento, in alcuni momenti in sovrannumero, nei corpi di élite delle Tigri, i Black Tigers, destinati esclusivamente a quel tipo di missione.
L’arruolamento ovviamente includeva tutti i livelli del LTTE come organizzazione politica, sviluppata secondo un modello piramidale di stampo militare, così come in termini di disciplina, gerarchia e organizzazione era di natura militare il braccio armato. La LTTE aveva (e fu in quel momento la prima e unica forza terroristica ad averlo) un esercito dal funzionamento regolare diviso tra le forze di terra, le Tigri, le forze navali, le Sea Tigers e le forze aeree, le Air Tigers. La forza principale e più nutrita era quella di terra, con una sistema di supporto delle due forze laterali, su cui, tra tutte, spiccava il corpo d’élite delle Tigri Nere. Una struttura solida e interscambiabile che ha reso difficile al governo dello Sri Lanka combattere alla pari, tanto che la LTTE resta l’unica organizzazione terroristica che è stata in grado di assassinare un presidente in carica, Ranasinghe Premadasa nel 1994 e un Primo Ministro in carica, l’indiano Rajiv Gandhi (1991) nell’unica operazione al di fuori dei confini nazionali. Ancora, sono stati in grado di colpire più volte alte cariche del Parlamento e delle autorità, guadagnandosi nella storiografia il titolo di organizzazione terroristica con il più alto numero di bersagli politici uccisi:

July 13, 1989 – Appapillai Amirthalingam, leader of the moderate Tamil United Liberation Front (TULF), is shot dead at his home in Colombo.

March 2, 1991 – A car bomb explosion near Colombo kills Deputy Defence Minister Ranjan Wijeratne. The government blames the separatist LTTE, which denies involvement.

April 23, 1993 – Opposition leader and former National Security Minister Lalith Athulathmudali is shot dead at an election rally near Colombo.

May 1 – President Ranasinghe Premadasa is killed in a blast during a May Day rally in Colombo. The LTTE is blamed, but the rebel group denies it carried out the assassination.

October 23, 1994 – Presidential candidate Gamini Dissanayake and 51 others are killed in a bomb blast during an election rally in Colombo. The LTTE denies involvement.

May 17, 1998 – TULF’s Sarojini Yogeswaran, the mayor of the northern Jaffna town, is killed at her residence by a gunman. An unknown group, the Sangilian Force, claims responsibility.

June 7, 2000 – Industrial Development Minister C.V. Gunaratne and 21 others are killed in a suicide bomb blast in Colombo.

August 12, 2005 – Foreign Minister Lakshman Kadirgamar is shot dead near his Colombo home in an attack blamed on the LTTE. The rebel group denies involvement.

December 25 – Joseph Pararajasingam, MP for the Tamil National Alliance is shot dead in a cathedral in the eastern town of Batticaloa. His supporters claim the killing was carried out by a group with links to the Sri Lankan army.

July 24, 2006 – Maha Kanapathipallai, a senior member of Tamil political party EPDP — former militants opposed to the Tamil Tigers — is gunned down in Colombo.

August 12 – Kethesh Loganathan, an ethnic Tamil and deputy head of the government’s peace secretariat, is shot dead in Colombo.

Nov 10 – Nadarajah Raviraj, a prominent member of the Tamil National Alliance is shot dead in Colombo.

Fonte: Reuters

 

La rigenerazione del fronte dei militanti suicidi, i Black Tigers, composti anche da un alto numero di donne, non si basa quindi come nel jihad islamico sulla promessa di una gloria e di un posto nel paradiso dei martiri, con annesso posto d’onore in Paradiso anche per la famiglia. Fra le Tigri Tamil il ruolo di soldati suicidi è un ruolo prettamente militare, un compito elitario a cui si arriva attraverso un duro addestramento e una dura selezione operata fra le forze militari in campo, superata solo da chi ha i nervi saldi e un obiettivo ben chiaro in mente, la chiave di tutta la strategia: uccidere quanti più nemici possibile in un singolo attacco. Eppure, tra le fila degli aspiranti Black Tiger, si contano moltissimi giovani, anche sotto i diciotto anni, sintomo che la collettività è in questa fase molto unita e non vi sono fratture generazionali, che si manifesteranno invece nella fase finale dell’organizzazione. L’aspirazione ad entrare nel gruppo d’élite è talmente alta che nel 2006 il Time testimonia l’abitudine di estrarre a sorte, in una specie di lotteria, il nome degli aspiranti che faranno parte dei corpi suicidi e che sono disposti, in caso di fallimento, a morire comunque per evitare, venendo catturati, di indebolire l’organizzazione facendo perdere terreno alla lotta. Alle spalle di questi combattenti unici, vi sono le squadre regolari che, perfettamente organizzate in compagnie e battaglioni, portano avanti la guerra. Invisibili, mobili, dotati di grande inventiva, i reparti della LTTE possono contare su forniture di uomini costanti così come di mezzi, senza pretese di grandezza e per questo ancora più invisibili e letali. I plotoni della LTTE potevano spostarsi in bicicletta così come su piccoli camion, allo stesso modo le forze navali potevano usare moto d’acqua e piccoli motoscafi o barche da pesca; le forze aeree potevano vantare qualche elicottero e velivolo leggero. Erano un esercito di terroristi con divisa regolare, gradi e leggi interne. Dal momento del primo camion bomba, si sviluppa in questo contesto una strategia di attacco che rivoluziona la guerra civile e rende quasi invincibili le Tigri grazie alla natura vincente degli attacchi bomba in prima persona. Se prima l’utilizzo di esplosivi era limitato da contesto e sicurezza, (in genere si trattava di zaini abbandonati con detonazione a tempo o esplosivo in una macchina, tattiche che erano diventate più facilmente neutralizzabili dall’esercito nazionale anche sul piano della prevenzione e della sicurezza), con le cinture esplosive nasce un pericolo non arginabile, tanto più che la LTTE arruola, purtroppo, anche ragazzini. Il pericolo rappresentato da donne e bambini che potrebbero portare in pubblico una cintura esplosiva e che facilmente non rientrano nei controlli individuali è sottovalutato, rendendo funzionale questo tipo di messa in opera.

 

La particolarità del terrorismo Tamil è quindi quella di essere un esercito che sfrutta a piena potenza l’arma non convenzionale più letale di tutte, l’attacco suicida: in un arco di tempo che va dal 1987 al 2009, gli attacchi con esplosivo sul corpo o portati in una vettura sono stati il doppio di quelli compiuti da Hamas e spesso il triplo di quelli compiuti da altri gruppi terroristici.

If we were to count – that was 273 attackers. Some of those have been involved in team attacks where they’ve actually done it as a group. So if you were to count, say, attacks the Tamil Tigers from 1987 to just actually early May of this year, just a few weeks ago – May 13th was their last suicide attack – have done at least 137 confirmed suicide attacks involving 273 suicide attackers. That compares to, say, Hamas at 117 confirmed suicide attacks during their period, the life of their suicide – campaigns by about 147 suicide attackers.

Prof. Robert Pape in una intervista. Esperto di storia del terrorismo e cultura dello Sri Lanka, professore di scienze politiche all’Università di Chicago, direttore del Chicago Project on Suicide Terrorism, ideatore del database internazionale degli attacchi suicidi in ambito terroristico.

In più, a differenza del contesto e della situazione di altre organizzazioni terroristiche, le Tigri Tamil hanno ricevuto, fino alla loro definitiva sconfitta, un supporto locale diffuso, reso possibile dalle rivalità storiche tra le due principali etnie, i Cingalesi che sono tradizionalmente buddisti e che rappresentano quasi l’80% della popolazione dello Sri Lanka, e i Tamil, che sono appunto indù e prima minoranza.

La strategia di guerra dei ribelli ha incassato una serie di successi sia a livello militare che a livello sociale, con una società spaccata in due e a lungo bloccata dal terrore di attentati terroristici che con l’utilizzo delle cinture esplosive hanno raggiunto negli anni Novanta e nei primi anni del Duemila, una frequenza impressionante. L’utilizzo delle cinture esplosive ha rappresentato una sorta di salto evolutivo nella lotta, con possibilità di attacco prima inedite: i Black Tigers e le Black Tigresses diventano protagonisti assoluti della guerra e quindi delle risorse e attenzioni del governo, che fatica a stare dietro alle attività di propaganda dell’ala politica dei separatisti. Nessuno sa prevedere quando e dove le Tigri colpiranno, non esiste una adeguata prevenzione a livello di intelligence e nemmeno una possibile difesa strategica e militare. L’organizzazione supporta in ogni dettaglio i soldati d’élite, fornendo armi, vestiario, rifugio, soldi per le spese e gli spostamenti, documenti, utilizzando la rete di contatti diffusa in tutta la nazione e raccogliendo fondi soprattutto dalle comunità esterne della diaspora Tamil che fanno proseliti e organizzano raccolte di denaro in nazioni dove le attività delle Tigri sono pressoché sconosciute. In più l’esercito separatista viene continuamente rifornito di armi e mezzi da reti straniere, supporter anonimi che, in questo caso, non sono poi così anonimi, come l’India. I tipi di IED utilizzati per gli attacchi, che prendono di mira prevalentemente politici e militari, sono stati divisi in sei tipi di trasporto principale (esclusa la persona) e utilizzati in maniera coerente dalle forze militari della LTTE: autobombe, moto, barche, moto d’acqua e piccoli velivoli. Data la specificità dei target, soprattutto quelli militari, le forze più attive sono state quelle di terra e le Sea Tigers, soprattutto nel piccolo arcipelago a nord della zona contesa, anche se le forze aeree, con qualche esemplare di velivolo sovietico e un paio di sistemi mobili antiaerei, hanno messo a dura prova la sovranità cingalese nei cieli.
Tra tutti questi sistemi esplosivi, il più alto numero di utilizzo è comunque riferito alle cinture, ideate per essere compatte, invisibili e poco ingombranti, adatte per superare controlli di sicurezza ma in grado di contenere una potenza letale a distanza ravvicinata. Perché forse, l’unico difetto delle cinture è proprio quello di essere funzionali al 100% solo in prossimità stretta del target. Un limite che comunque non ha impedito successi continui e che ha sempre, in ogni caso, raggiunto l’obiettivo sociale della confusione, del terrore e dell’immobilità anche quando fallisce nell’intento di uccidere.

 

 

Il governo dello Sri Lanka non sembra raggiungere una consapevolezza adeguata alla situazione, e il fallimento delle tattiche antiterrorismo costa migliaia di morti fino alla fase del 2002-2009 che segna la fine della LTTE. Nonostante le Tigri Tamil abbiano sfruttato la rete terroristica internazionale per addestrarsi, senza nascondere questo percorso ma anzi ribadendolo ufficialmente più volte, lo Sri Lanka non ha colto le stesse opportunità nell’ambito della sicurezza, restando sulle proprie posizioni senza prendere niente dall’esperienza di governi target del terrorismo, come Israele, e non sviluppando nessuna strategia o strumento per contrastare la diffusione degli IED. A lungo la strategia di difesa messa in pratica è stata basilare: checkpoint, nodi di sicurezza, scorte armate, militarizzazione di quartieri e città, utilizzo dei media per la contropropaganda, arresti e rastrellamenti a seguito di indagini e a scopo preventivo.

Il fallimento
Come è stato possibile quindi sconfiggere quella che virtualmente è stata una delle forze ribelli più letali e di successo nella storia recente?
E’ stata proprio l’organizzazione delle Tigri per la Liberazione della Patria Tamil a decretare la fine delle ostilità nel 2002, chiedendo il tavolo dei negoziati al governo centrale. Una mossa che le autorità dello Sri Lanka hanno infine visto come il segnale di debolezza, utile per passare all’attacco. Oltre venti anni di guerra civile hanno portato non solo all’esaurimento del bacino di volontari e fedelissimi alla causa separatista, ma hanno eliminato il leader della rivolta e creato un indebolimento generale per tutta la minoranza Tamil, che si è vista imporre un arruolamento coatto dei giovani nelle file dei ribelli per riuscire a portare avanti la causa. In più, le risorse di armi, aiuti e soldi provenienti dalle organizzazioni estere, iniziano a scarseggiare a causa del riconoscimento mondiale delle Tigri come forza terroristica e della successiva collaborazione internazionale al potenziamento delle forze armate dello Sri Lanka in favore della sicurezza nell’Estremo Oriente. India, Russia e Cina, che nei venticinque anni di lotta delle Tigri hanno sovvenzionato nell’ombra la guerra civile, contribuiscono ora al miglioramento dell’esercito e delle autorità militari dello Sri Lanka, in un contesto geopolitico in cui i giochi economici internazionali sono più importanti delle pretese dei ribelli Tamil. In questo rovesciamento della situazione, il nuovo governo cingalese ottiene pieni poteri di rivalsa militare sui ribelli e mette in atto una repressione immediata su larga scala in tutto il territorio conteso a nord. Soprattutto, la Difesa affina le strategie di counterterrorism  seguendo passo passo le voci di un modello standard, che in effetti funzionano.
Vengono apportate migliorie territoriali in collaborazione con altri ministeri, guadagando così l’approvazione della popolazione locale anche Tamil. Si mettono in sicurezza le aree rurali, si riforma l’esercito, si mette in atto una contro-propaganda incessante sui vantaggi dell’arruolamento, si spingono pubblicamente i leader delle Tigri Tamil a lasciare l’organizzazione, con il risultato che queste defezioni portano vantaggi a livello di intelligence, immediatamente sfruttati: operazioni lampo, piccole unità mobili dell’esercito, target definiti, finestre di tempo limitate e zero danni collaterali. L’esercito dello Sri Lanka diventa infine estremamente operativo nello smantellare l’organizzazione delle Tigri Tamil, chiudendo un’epoca che ha visto cadere in maniera direttamente riconducibile agli attacchi bomba circa 100.000 persone e che ha aperto la strada a un utilizzo sempre più diffuso dell’attacco suicida come tattica di risposta primaria, soprattutto oggi ad opera di al-Qaeda prima e dello Stato Islamico.


L’esempio della struttura e delle operazioni delle Tigri sottolinea come, anche portando avanti una tattica di successo come quella esplorata dai ribelli con i sistemi di trasporto IED, soprattutto la persona, sono necessari alla sopravvivenza altri fattori non meno importanti della strategia sul lungo termine. In primis, come già noto, la perdita del supporto locale che a un certo punto non è più un bacino volontario ma diventa coscritto, causa l’indebolimento stesso dell’obiettivo primario. La natura stessa, quella politica, sembra avere un termine di scadenza che non può essere demandato a fronte di generazioni a venire che perdono interesse nella causa. Questo dimostra come sullo stesso piano, possa essere più funzionale per il motore della rivolta terroristica la questione della fede rispetto a quella politica, un punto in più oggi non tanto per lo Stato Islamico quanto per al-Qaeda. Ancora, la prominenza di una singola figura che domina la scena per decenni e che accentra nella propria figura/ideologia la causa nazionale, è controproducente per la fase successiva della lotta. L’aspetto che distingue il successo della LTTE in termini di obiettivi e resistenza, è quindi strettamente militare, dovuto anche alla struttura armata, cosa che manca alle organizzazioni terroristiche di oggi che possono vantare sì, grandi e allargate adesioni a livello globale, ma nessuna struttura militarmente operativa in grado di far fronte a eserciti opposti regolari: quanti e quali sono stati i successi incassati da al-Qaeda e dallo Stato Islamico, comparati al loro numero, estensione, età e presenza? Si può quindi definire l’esperienza terroristica delle Tigri come un successo operativo per tutta la durata della sua messa in pratica, con obiettivi e target raggiunti, ma un ciclo fallimentare dal punto di vista sociale e strategico, con la perdita dei pilastri necessari alla sopravvivenza dell’organizzazione.

 

This image made from video shows an explosion in background, as Sri Lankan Muslim men perform during a religious procession in Akuressa, in Matara, about 160 kilometers (100 miles) south of Colombo, Sri Lanka, Tuesday, March 10, 2009. A suicide bomber attacked a gathering of Muslims celebrating a religious holiday in southern Sri Lanka on Tuesday, killing 10 people and critically wounding a government minister, officials said. (AP Photo/APTN)

 

Oggi il modello di antiterrorismo sviluppato dal governo dello Sri Lanka, può essere utile per la nuova minaccia che si sta diffondendo al suo interno: lo Stato Islamico e il supporto che sta offrendo alle locali organizzazioni come la National Thowheeth Jama’ath. Ovviamente, molti degli effetti collaterali del counterinsurgency cingalese non sono stati trattati qui, perché ho voluto focalizzarmi solo sul peso delle tattiche con esplosivo dei separatisti. La storia è molto più complessa di quello che sembra: mancano le responsabilità del governo nella crescita della LTTE, il contesto storico che ha portato alle rivalità etniche, la questione economica dei finanziamenti occulti, le controversie sulle ingerenze straniere nel Paese e le difficoltà dei numerosi negoziati per il cessate il fuoco, che formano una storia a sé.