Dalle polveri e dalla confusione della guerra in Siria, che ha accentrato per anni combattenti di ogni tipo, emerge nel 2016 la prima realtà mercenaria del jihad, un gruppo di combattenti molto ben equipaggiati e addestrati che si fa chiamare Malhama Tactical (MT), un nome presente nell’Hadit in riferimento alla battaglia di Costantinopoli che si potrebbe tradurre con il termine apocalisse o grande guerra. Proiettato in un contesto moderno viene utilizzato per indicare una ipotetica guerra definitiva, o WW3, tra gli infedeli e i musulmani:

The Prophet (ﷺ) said: Malhama Alkubra (the greatest war), the conquest of Constantinople and the coming forth of the Dajjal (Antichrist) will take place within a period of seven months. (Abu Dawood 4295)

قَالَ رَسُولُ اللَّهِ صَلَّى اللهُ عَلَيْهِ وَسَلَّمَ: «الْمَلْحَمَةُ الْكُبْرَى، وَفَتْحُ الْقُسْطَنْطِينِيَّةِ، وَخُرُوجُ الدَّجَّالِ فِي سَبْعَةِ أَشْهُرٍ

 

I private military contractor (PMC), i mercenari del Malhama Tactical, formano un nucleo che sembra essere rimasto sempre stabile sulle dieci unità fin dal momento della fondazione ad opera di un combattente che rispondeva alla kunya di Abu Rofiq, un mercenario apparentemente dell’Uzbekistan che affermava di essere stato un soldato nei corpi speciali del Воздушно-десантные войска (VDV), le truppe aviotrasportate d’assalto russe. La provenienza di Abu Rofiq è indicativa dell’identità prettamente centroasiatica del Malhama Tactical, i cui mercenari provengono quasi tutti dalle regioni più a Est della Russia (si pensa proprio dall’Uzbekistan): il loro idioma ufficiale è il russo e fanno riferimento alla fede sunnita.
Quando crea la MT, Abu Rofiq non lascia niente al caso, soprattutto la comunicazione sui social è estremamente curata e aggiornata, con tanto di post per reclutare istruttori o persone di interesse che possano servire agli scopi non solo del Malhama ma del jihad in generale. Malhama Tactical è infatti una “consulting firm” o anche una “military training company“, prima e unica realtà del genere ad operare nei territori di guerra del Medio Oriente, una vera e propria società di consulenza e addestramento il cui terreno è la guerra e i cui clienti sono questa o quella fazione con la necessità di ottenere una vittoria, guadagnare terreno, migliorare la propria prestazione al fronte. Malhama è un vero e proprio braccio armato a pagamento, che nel nome del jihad (un aspetto su cui la comunicazione social del MT pone un forte accento nonostante qualche piccola contraddizione) istruisce al combattimento, uccide e recluta combattenti per terze realtà, i cui profitti nel frattempo si accumulano ma non vengono rintracciati dalle intelligence che si stanno interessando al gruppo, soprattutto dopo controverse dichiarazioni sugli obiettivi al di fuori del Medio Oriente.

 

La prima apparizione ufficiale del Malhama risale al 2016 con le operazioni sul campo in Siria, dove il nucleo di mercenari combatte e addestra i militanti di Jaish al-Fatah, una fazione che risponde a Hay’at Tahrir al-Sham Jabhat, formazione creatasi nel 2017 dalla convergenza di estremisti salafiti provenienti soprattutto da Fatah al-Sham (la ex Jabhat al-Nusra) e altre fazioni in guerra contro il regime di Assad e di supporto all’attività di Al-Qaeda in Siria, di cui Fatah al-Sham è l’effettivo rappresentante sul territorio. I Malhama si distinguono per le loro azioni brillanti e l’equipaggiamento notevole: grazie alle comunicazioni sui social si trovano le loro tracce in azioni come la battaglia del Al-Ramouse District nell’agosto del 2016, quando le forze governative siriane lanciarono una controffensiva a sorpresa per riprendere il ponte conquistato dai ribelli di Al-Nusra, oppure nella sanguinosa contesa per il 1070 Al-Hamdaniyah Project, un complesso urbano a sud di Aleppo di importanza strategica per entrambi i fronti dove le Tiger Forces supportate da Hezbollah hanno fronteggiato circa 10.000 soldati ribelli carichi di artiglieria pesante, munizioni e kamikaze, in uno scontro sanguinosissimo all’interno della campagna siriana dell’estate 2016. Soprattutto in queste due operazioni, attraverso la rete social di Al-Qaeda e supporter, vengono presentati come un nucleo di peso nel successo delle tattiche e strategie messe in atto sia in territorio rurale che urbano, dando il via a un passaparola che raccoglie intorno all’account ufficiale dei MT una schiera di fan non solo in Siria ma in tutto il Medio Oriente. Diventano i trainer ufficiali dell’elite dell’Hay’at Tahrir al-Sham (HTS) con base a Idlib e con l’emergere delle loro attività sale anche l’attenzione dei media che però fatica a trovare una identità coerente nella leadership del gruppo. Si annuncia, a un certo punto del 2017, che Abu Rofiq è stato ucciso al fronte, notizia diffusa ben due volte, sostituito nella guida del gruppo da Abu Salman al-Belarusi, altro combattente russofono dell’Europa dell’Est, la cui notizia della morte, a 24 anni durante degli scontri in Latakia, viene data pochi giorni fa (agosto 2019). Secondo la maggior parte dei media russofoni e arabi, Abu Rofiq e Abu Salman al-Belarusi sono in realtà la stessa persona (alcuni media occidentali li identificano per ora come due persone diverse) e la nazionalità varia in base alla fonte (uzbeka o bielorussa). Secondo analisti indipendenti specializzati nel Medio Oriente e nel Caucaso, la vera identità di Abu Rofiq sarebbe quella di Sukhrob Baltabaev, nato nel 1993 nella regione di Oš, nel Kirghizistan, che lascia nel 2010 dopo il completamento del ciclo di studi. Migra verso la Russia dove nel 2012 riceve la chiamata per il servizio militare, che avrebbe compiuto presso il 45simo Spetsnaz, l’unità speciale delle truppe aviotrasportate, ma sarebbe stato costretto a lasciare il servizio a causa di un’ernia, tornando quindi alla vita civile e trasferendosi da Mosca a Kazan, impiegato presso una agenzia che si chiamerebbe Potok, dove si ripropone come informatico. La sua radicalizzazione sarebbe avvenuta, sempre secondo gli analisti indipendenti, nella fase in cui Isis e Al-Qaeda, da sempre rivali nello scenario medio-orientale, cercavano attivamente di reclutare nuovi soldati dell’Asia Centrale, e quindi vicino all’Islam, emigrati e addestrati in Russia. Sarebbe entrato quindi in Siria attraverso la rete della Jamaat cecena di al-Shishani, la Katyba Sayfulla, una delle reti reclutative più forti e radicate in Russia, con una presenza di guerriglieri in prima linea sul fronte siriano abbastanza importante, al pari delle presenze uzbeke di alto grado tra le fila di Al-Qaeda.

 


Questa biografia si differenzia ovviamente dalla narrativa ufficiale proposta da MT: è implicito che la MT sarebbe quindi stata fondata da un riformato delle forze speciali, non da un combattente feroce e invincibile. Nella sua presenza social, un sapiente mix di comunicazione moderna, estetica e propaganda salafita che ha spinto molto in alto il business fondato da Abu Rofiq, la missione della MT è quella di aiutare la causa salafita e di essere la carta vincente nel gioco della guerra, spalla a spalla con i sunniti perseguitati dalle potenze occidentali che vogliono sradicare il wahabismo a colpi di artiglieria pesante. Qualunque sia stata l’identità del leader e fondatore della MT, qualunque sia stata la sua vera biografia, è certo che la MT ha effettivamente avuto un ruolo centrale nelle operazioni antigovernative in Siria, così come ha affettivamente mostrato un equipaggiamento e un armamentario moderno e potente (Steyr AUG A3, AK-47, RPG), oltre che conoscenze di tattiche, strategie e perfino una linea di prodotti su ordinazione che va dagli accessori e ricambi per le armi ai vestiti e alle utilità di guerra per il soldato.
Tutto questo è assolutamente unico, sia per come viene proposto, cioè con una campagna di comunicazione che non ha niente da invidiare a una qualsiasi start-up in ascesa, sia per la missione ideologica, economica e di rappresentanza e anche per la simpatia che sembra attirare tra i giovani users del Medio ed Estremo Oriente, che fino ad ora hanno risposto prontamente ai crowdfunding lanciati da MT per vari propositi, dal rifornimento di armi al finanziamento di equipaggiamento specifico da donare “a chi ne ha bisogno” attraverso donazioni tramite Wallet One e QIWI Koshelek, anche sotto forma di cryptomonete.

 

In un tweet del 16 agosto, un account che si identifica come siriano (si tratterebbe di un analista militare e professore specializzato nel teatro di guerra in Siria) col nome di Qalaat al Mudiq, annuncia che Malhama Tactical conferma la morte di Al-Belarusi e annuncia che la leadership passa ora in mano ad Ali al-Shishani, si suppone un mercenario ceceno. Tutti gli account ufficiali di Malhama Tactical sono stati oscurati, non esiste più niente su Twitter, Facebook, Youtube, Telegram o VKontakte. Restano immagini prese dagli account e riportate dalla stampa o dalle community dedicate ai teatri di guerra medio orientali: soprattutto su YouTube dove Malhama aveva pubblicato una trentina di video, venivano impartite lezioni pratiche gratuite di combattimento, come la costruzione di granate in casa (si intuisce l’influenza cecena nelle istruzioni per costruire le cosiddette khattabka, granate inventate in Cecenia) o anche guide passo passo per diventare non solo un combattente, ma nello specifico un combattente da arruolare nella HTS, con tanto di istruzioni per la trafila da seguire. La qualità dei video è tra le migliori, come lo Stato Islamico insegna, una propaganda patinata ed essenziale che fa sfoggio di musica intrigante, droni di ultima generazione, grafiche HD, manuali completi rilasciati in file accessibili e gratuitamente. Propaganda poco apprezzata dalla rete di supporto e dalla rete ufficiale dello Stato Islamico: la presenza di MT al fianco di gruppi supportati o di supporto ad ai rivali di Al-Qaeda, così come l’identità a sfondo economico della MT causa ogni tanto critiche al gruppo che vengono diffuse dagli account al servizio dell’IS. Diffusissime anche a scopo di confondere la sorveglianza delle intelligence di vari paesi, le notizie e le fake news sul gruppo e soprattutto sull’identità dei suoi membri, una misura di sicurezza che sembra funzionare dato che, come citato prima, perfino adesso tra i media c’è confusione sull’identità dei leader del gruppo ed è possibile che le notizie sulla morte di Abu Rofiq e della successione di al-Belarusi siano state appositamente create per creare confusione tra le autorità che hanno intenzione di disgregare il gruppo, primi fra tutti il governo siriano e l’intelligence russa, oltre che lo Stato Islamico minacciato da MT in risposta alle sue critiche più di una volta. Sembra comunque che i due studiosi europei indipendenti citati precedentemente, abbiano intervistato al-Belarusi di persona.

 

Nel marzo del 2017, un video testimonia l’evoluzione della MT con un numero più elevato (quasi 30) di mercenari e un proposito che ha fatto alzare più di un sopracciglio tra i media e gli analisti: quello di portare la sua presenza in Cina al servizio della minoranza musulmana perseguitata degli Uiguri, di cui avrebbe già qualche soldato tra le sue fila (e perfino un cinese puro di etnia Han), una causa che già sta combattendo supportando e istruendo i ribelli del Turkistan Islamic Party attivo in Siria e Afghanistan. Attraverso l’account Twitter, MT ha annunciato che la strada per lo Xinjiang è tra i propositi del gruppo e che farà di tutto per supportare la causa dei fratelli Uiguri. Sembra effettivamente credibile che un gruppo di questa dimensione e con un background simile, oltre che con una potenza economica indipendente non valutabile ma sicuramente di un certo peso, possa addentrarsi nel cuore dello Xinjiang per creare campi di addestramento e formazione di combattenti musulmani. La minaccia per la Cina non è da sottovalutare: a tutti gli effetti il governo cinese teme e reclude la minoranza musulmana e, a tutti gli effetti, esiste una jihad cinese che spinge cittadini musulmani delle province più remote sulla strada per il Medio Oriente. Eppure, proprio la superficiale teologia maneggiata dal gruppo, che la usa come argomento di rappresentanza ma che in effetti è secondaria al business perseguito da MT, potrebbe essere un punto debole non di poco conto: la radicalizzazione del leader, così rapida e improvvisa, per gli analisti rispecchia la conoscenza del resto del team, cioé poco approfondita e legata principalmente a concetti standard che fanno presa su chi è già interessato alla guerra santa, ma che in ambito di propaganda e reclutamento possono risultare più deboi all’interno di una comunità musulmana moderata come quella degli Uiguri.
Resta da vedere, comunque, se ora che il leader è stato ucciso i propositi della MT per la Cina resteranno invariati.

 

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