Una lunga storia di movimenti di liberazione ha permesso ai francesi di spogliarsi di orgoglio e pudore e di scendere in piazza alla fine del 2018 contro il presidente Macron, in un effettivo tentativo di liberarsi della politica invisa a gran parte della popolazione, comprese le classi medio borghesi che tradizionalmente non amano allacciarsi le scarpe per protestare in strada. La spontanea nascita del movimento è un effetto delle decisioni del presidente francese su tasse ed economie, che vanno a gravare una situazione già delicata: determinate fasce della popolazione stanno subendo un impoverimento della qualità di vita sempre più rapido, a discapito di un dislivello di classe che rende i ricchi francesi sempre più ricchi e le famiglie con reddito medio sempre più a rischio.
Quando il movimento si è palesato per strada ai primi di novembre 2018, portando avanti una protesta limitatamente organizzata (scendiamo in piazza e protestiamo/blocco dei servizi/ sciopero generale), la chiamata alla protesta attraverso l’unico mezzo di comunicazione fino a quel momento utilizzato (il web) ha fatto sì che per strada si ritrovassero esponenti e simpatizzanti di tutto lo spettro politico: anarchici, attivisti di destra, antifascisti, centristi moderati, accanto ai cittadini comuni denominati apolitici.
Il movimento di protesta che identifica il suo nemico più grande in Macron, prende il nome di Gilets Jaunes, Yellow Vest o in italiano Gilet Gialli (da qui GG): i manifestanti francesi si trovano quindi uniti da uno scopo comune, cioè contrastare il governo nelle sue politiche dannose, ma hanno al loro interno, per propria natura, idee molto varie su come ottenere il loro obiettivo, che come vedremo subirà delle evoluzioni nel corso delle proteste. Gli anarchici quindi andrebbero in una direzione, i moderati nell’altra e così via.
Il governo ha da parte sua una certa sicurezza di base nella prospettiva di affrontare questo movimento. Inizialmente non si parla di crisi e non si parla di risoluzione del problema GG così come non si parla di guerra civile e nemmeno di destabilizzazione. Semplicemente i francesi come altre volte nella storia, sono scesi in piazza a protestare.

Nella prima fase di queste proteste, i GG si identificano come un movimento spontaneo e apolitico senza nessuna rappresentanza ufficiale: hanno uno scopo che li unisce, bloccare la politica del governo. Hanno una identità estetica che li rende facilmente identificabili: i gilet gialli. Hanno un teatro ben definito in cui si muovono, il centro urbano, ma non sono controllabili nei loro movimenti (diramarsi al di fuori dei percorsi ufficiali delle manifestazioni) e non sono controllabili nelle risposte alle manovre di sicurezza della polizia (estremisti e attivisti di diversa natura si presentano con armi di basso profilo nel corso delle manifestazioni).
Per Macron, si tratta quindi inizialmente di fronteggiare una protesta organizzata sull’onda del sentimento e non su una strategia politica a lungo termine di dissidenza attiva, che rischia di trasformarsi in un conflitto urbano a bassa intensità. (E invece … ). La prima richiesta del movimento non trova nessuna risposta da parte del governo: nel giro di una settimana però, gli scontri fisici dei manifestanti contro la polizia diventano indice del tipo di confronto che si sta mettendo in piedi e il coinvolgimento sempre più grande di manifestanti e il numero sempre più alto di ingaggi fisici tra polizia e cittadini è indice di una radicalizzazione alla causa da parte di chi sente che urlare slogan per strada non è abbastanza.
La manovra del governo per fronteggiare questa piccola crisi è puramente politica, ovviamente: la causa di tutto è l’aumento sulle accise del carburante, una scelta che ha fatto incazzare i francesi nonostante l’aumento fosse previsto in una manovra economica lungamente pubblicizzata. Macron ci teneva moltissimo a questo aspetto della manovra perché la sua logica economica avrebbe secondo lui portato un beneficio sul lungo termine nella guerra al cambiamento climatico, un tema su cui si è sempre mostrato sensibilissimo. In termini spiccioli, le tasse avrebbero dissuaso l’utilizzo di carburante e quindi dato un colpo alle abitudini inquinanti dei francesi, in favore di un mercato più consapevole. Forse sarebbe stato un discorso valido per le aree metropolitane dove si può incentivare l’utilizzo dei mezzi pubblici con manovre di sostegno ai trasporti, ma la Francia ha un grande motore rurale che non può andare avanti con le biciclette.

Nel giro di pochi giorni dall’inizio delle proteste nel novembre 2018, la situazione si evolve velocemente e Macron decide di tentare dei passi strategici che potrebbero mettere in difficoltà i GG senza offrire loro ciò che cercano.
Dopo il 17 novembre, le piccole proteste di strada diventano un fermento sempre più preoccupante. Il 24 novembre 2018 viene indetta dai GG una grande manifestazione che punta a place de la Concorde. Il governo non può bloccare la manifestazione, si calcola che vi siano almeno 10.000 partecipanti. Un sistema di sicurezza impedisce alla manifestazione di avvicinarsi a place de la Concorde e alla zona del palazzo presidenziale. Gli agenti sono armati in tenuta antisommossa ma ci sono anche agenti senza identificativo e in borghese mischiati tra la folla.
In questa fase il movimento non ha nessuna rappresentanza e le varie fazioni identificate dai simboli delle bandiere, degli stendardi o degli adesivi sui gilet partecipano fianco a fianco ma con obiettivi diversi.
I manifestanti continuano ad allargarsi e muoversi, la CRS, una forza di polizia e sicurezza, presidia place de l’Etoile, dove molti manifestanti si stanno radunando, mentre sulla Friendland una unità della CS, un corpo d’elite della polizia viene aggredito fisicamente: ne deriva uno scontro con feriti sia tra i militari che tra i manifestanti.
Ovunque iniziano a sorgere delle barricate e man mano che passano le ore, la piccola crisi sale di livello critico e diventa una manifestazione senza controllo. Vengono utilizzate, da parte delle ffoo, in tutta l’area interessata dagli scontri sia i gas lacrimogeni che i proiettili di gomma, così come le granate lacrimogene GLI F4 in dotazione alla polizia e che causano almeno un ferito grave (un manifestante perde la mano). La polizia arresta e mette in stato di fermo centinaia di manifestanti.
Il 24 novembre segna una data importante per la costruzione dell’identità del movimento: per la prima volta hanno partecipato ufficialmente sindacati, studenti, associazioni di categoria, comparti di lavoratori che fino a quel momento non avevano aderito alle proteste seppur supportandole sul web. Non si può dire che il 24 novembre sia stato un successo per il governo, la cui unica risposta è stata quella di polizia e sicurezza, mentre per il movimento dei GG ci sono state delle note positive in termini di supporto pubblico e di prova di forza: i GG non sono prevdibili e sono un rischio concreto per il governo.
I manifestanti annunciano un nuovo appuntamento in piazza per il sabato successivo mentre in Europa inizia il dibattito sull’uso della forza da parte della polizia e su ciò che i GG rappresentano non solo per la politica francese ma anche per quella Europea (ci saranno emulazioni spontanee in piccolo anche in Italia).

Macron annuncia una conferenza stampa per il 27 novembre e fa capire al movimento che senza nessuna rappresentanza a portarle avanti, le richieste dei GG possono anche essere la voce del popolo ma non è con il popolo che Macron vuole (ovviamente) confrontarsi.
Strategicamente, è il primo tentativo di agguantare il movimento attraverso il gioco politico delle richieste faccia a faccia, che prosegue poi convenzionalmente con compromessi e tira e molla. Non è difficile capire quanto sia più semplice per il governo portare avanti una trattativa con persone che non conoscono il gioco della politica.
Il movimento dei GG, che ha fatto del suo spontaneismo una bandiera, annuncia che eleggerà otto rappresentanti, creando una frattura verticale al suo interno.
Un punto per il governo, che adesso ha un movimento spaccato al suo interno tra chi crede che una rappresentanza ufficiale sia uno strumento di forza e chi crede che ogni manifestante debba rappresentare se stesso e parlare per se stesso. Strategicamente parlando, la cosa migliore sarebbe non essere rappresentati: l’impossibilità di un confronto diretto e il fatto che il movimento si coordina in maniera popolare sul web, non offre controllo al potere costituito che si troverebbe con tre soluzioni possibili: la risposta politica (l’accettazione o la negazione ufficiale delle richieste), la risposta di polizia (la soppressione con mezzi legislativi e di forza di tutte le manifestazioni) e l’intervento da parte di un terzo attore estraneo che possa influire in termini diplomatici sui manifestanti.

Gli otto rappresentanti eletti dai GG hanno radici geografiche, politiche e di classe abbastanza differenti uno dall’altro, emblema della natura del movimento. Il 27 novembre mattina, la richiesta di parlare con Macron è rifiutata da quest’ultimo che si presenta però ore più tardi a una conferenza stampa dove annuncia il suo nuovo progetto sul cambiamento climatico, la creazione di un Alto Consiglio per il Clima. La stampa francese, così come quella internazionale, rilancia un po’ interdetta la notizia che Macron, invece di instaurare un dialogo con i manifestanti che da settimane stanno infuocando le strade della capitale, ha tenuto un monologo sul clima, in cui la cosa più vicina a una risposta verso i GG è stata di darsi una parentesi di tempo di tre mesi per “affrontare la questione” e trovare una soluzione efficace alle problematiche di tasse/carburanti/clima, con, en passant, l’invito ai “capi” dei GG di mostrarsi per un dialogo costruttivo. Così dopo il rifiuto di quel mattino, nella tarda serata del 27 novembre il ministro dell’ecologia De Rugy riceve due dei portavoce del movimento che si presentano con del materiale raccolto attraverso la mobilitazione su Facebook: domande, richieste, osservazioni estrapolate dalla partecipazione di circa 35.000 utenti identificati come appartenenti al movimento sul social. L’incontro non porta a niente di definito.
Per il sabato successivo, si indice una nuova manifestazione e il sentimento misurato per strada e sui social è tutto fuorché positivo verso il governo. La strategia politica di Macron giocata sulla svicolata diplomatica non ha convinto nessuno, nemmeno ospiti illustri di governo alla conferenza stampa, dai rappresentati delle province a quelli dei sindacati. Il calo di consenso che coinvolge sempre più le cerchie politiche vicine al presidente, lo induce a riprovare il dialogo con i rappresentanti dei GG il 30 novembre. L’incontro viene boicottato dai GG, si presenta solo uno dei portavoce, gli altri sette non si fanno vivi.
Il gioco del braccio di ferro faccia a faccia e della trappola del compromesso politico non funziona e i GG guadagnano terreno: le sempre più alte adesioni alle manifestazioni di strada ne sono un effetto e il movimento ne approfitta, presentando una lista ufficiale di 42 domande.

Le 42 domande sono un altro esempio emblematico della natura eterogenea del movimento e rappresentano 42 posizioni ufficiali così come 42 rivendicazioni nate in seno a una architettura che di definito ancora ha solo gli spazi in cui si muove.
A questo punto dell’evoluzione del movimento, la tipologia della comunicazione dei GG in piazza, soprattutto quella in risposta alle forze dell’ordine che reagiscono attivamente alle provocazioni con il beneplacito del governo, si inserisce adesso in un quadro di low intensity urban conflict, inquadrabile in questo modo per via delle dieci morti accadute nel 2018 e legate proprio alle proteste antigovernative. Un buon numero di manifestanti si presenta per strada con armi di fortuna come spranghe, sassi o ancora con bottiglie molotov. L’ingaggio con le forze di polizia è diffuso, così come la risposta di queste ultime che utilizzano metodi convenzionali antisommossa per limitare l’evolversi della guerriglia. Largo uso quindi a idranti, lacrimogeni, manganellate e arresti. Come reagirà il governo Macron all’appello mediatico dei GG con le 42 richieste ben definite? In che modo adesso il governo identifica i manifestanti?

 

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Il 4 dicembre 2018, il primo ministro Edouarde Philippe annuncia alla Francia che l’aumento delle accise è rimandato di un anno.
Quindi il movimento dei GG ha avuto in risposta una vittoria abbastanza importante. Ma, se questa risposta soddisfaceva la richiesta originale per cui il movimento si era costituito, adesso le cose sono andate oltre e la questione dell’aumento delle tasse sul carburante è diventata marginale. Il movimento anti-tecnocratico, spontaneo, eterogeneo, apolitico, non rappresentato e popolare nell’accezione più letterale del termine, sta assumendo l’identità di un movimento politico con una rappresentanza che sceglie di sedersi al gioco del braccio di ferro (e dei compromessi) con la politica ufficiale.
Parallelamente, il conflitto a bassa intensità che resta vivo nelle strade rischia di evolvere in una insurrezione.
Il primo dicembre infatti, il governo per quanto stia predisponendo l’annuncio del rinvio degli aumenti che sarà fatto di lì a qualche giorno, decide di operare sul campo per dimostrare all’opinione pubblica che è in grado di gestire il controllo della situazione sui manifestanti.

Manifestazione 1 dicembre 2018
Parigi viene messa in sicurezza totale. 5000 uomini delle forze di polizia e del CRS vengono dislocati sulle strade, la viabilità sugli Champs Elysees è interdetta dalle sei del mattino per questioni di sicurezza. La Direction du renseignement de la préfecture de police de Paris (DRPP) dirama una allerta per un raduno non autorizzato e non ufficiale che i GG avrebbero organizzato in segreto, oltre ai due ufficialmente convocati per la partenza e la gestione della manifestazione. Intorno agli Champs Elysees e nelle aree di transito presidenziale e governativo, sono dislocati cecchini e a Saint Lazare si attende una manifestazione di lavoratori arrivati in rappresentanza da tutta la Francia che confluirà poi in quella ufficiale dei GG. Ciò che veramente la prefettura di Parigi teme e che indica come un rischio concreto, riportato poi dalla stampa nazionale grazie a copie di circolari interne, è in realtà uno “scontro incrociato” all’interno della manifestazione sia tra le frange più estreme dei GG e la polizia, sia tra i GG dell’estrema destra e quelli dell’estrema sinistra che si troveranno fianco a fianco per la strada e che già in altre occasioni si sono confrontati durante gli scontri generali.
Sfortunatamente per la prefettura, succede questo e anche di più. Il 1 dicembre 2018 si rivela quasi immediatamente come la giornata nera degli scontri e delle violenze di strada nell’abito delle proteste antigovernative. Il cordone di sicurezza della polizia incredibilmente non arriva a chiudere l’Arco di Trionfo, da cui si può fronteggiare la sicurezza che va a bloccare gli accessi con checkpoint e controlli ai Campi Elisi. Nelle prime ore del mattino centinaia di manifestanti si radunano proprio all’Arco di Trionfo e i GG che si sono spalmati tutto intorno alle zone interdette hanno praticamente circondato le forze dell’ordine, come si vede dalla mappa pubblicata dal sito anarchico Paris Lutte:

 

In blu le zone interdette e sottoposte a controllo della polizia, in giallo le aree di movimento dei GG, cerchiati in rosso i punti degli scontri più violenti

 

Da place de l’Etoile diversi manifestanti si dirigono al vicino checkpoint per forzare l’accesso agli Champs Elysees, la polizia risponde immediatamente con gas lacrimogeni, causando la risposta dei GG e una rapida escalation degli scontri, in questo punto tra i più violenti in assoluto della giornata. C’è una confusione totale che durerà per ore e dopo questa giornata, le polemiche esplodono anche all’interno del movimento. I più moderati, i GG cittadini, si identificano come la parte unica e reale del movimento, moderati che protestano ad alta voce, mentre diverse fazioni si rimbalzano a vicenda la colpa dell’inizio degli scontri: anarchici attribuiscono le provocazioni all’estrema destra, gli attivisti dell’estrema destra la rimbalzano a quelli dell’estrema sinistra, e su tutti si sentono i moderati cittadini che vorrebbero tutti gli estremisti fuori dalle manifestazioni.
Non c’è ancora una definizione certa dell’identità del movimento che adesso è soprattutto uno strumento politico per le manovre dei partiti: la sinistra partecipa in coda e si espone poco, aspettando che l’indebolimento del governo apra uno spiraglio per le prossime elezioni, mentre la destra parlamentare supporta e manifesta ma non commenta gli scontri. L’opinione pubblica si domanda se il governo ha intenzione di instaurare lo stato d’urgenza e quello stesso giorno in tarda serata Christophe Castaner dirà

Tout ce qui permettra de sécuriser plus, moi je n’ai pas de tabou. Je suis prêt à tout regarder

 

Il primo dicembre polizia e manifestanti si sono scambiati migliaia di granate lacrimogene, sampietrini, molotov, sprangate, bottigliate, proiettili di gomma, palle di ferro, martellate, bastonate: sono stati dati alle fiamme cassonetti e automobili, sono state frantumate vetrine, vandalizzati monumenti storici, violate proprietà private, devastati musei, incendiati bancomat e facciate delle banche, saccheggiati negozi di lusso; si sono sfondate barricate, ci sono stati veicoli blindati presi di mira, inseguimenti a piedi, risse di gruppo e risse singole, poliziotti feriti e manifestanti feriti. Sono stati picchiati giornalisti e paramedici e sono stati difesi i cordoni di polizia e i checkpoint d’accesso alle aree ristrette con i cannoni ad acqua.
Il primo dicembre le manifestazioni antigovernative hanno assunto totalmente l’identità di guerra civile e le forze di sicurezza del governo ne sono uscite malissimo.
Il confronto è stato vinto dai manifestanti per diversi motivi: il numero della gente per strada, le formazioni in gruppo di estremisti di varia natura che hanno preso di mira determinate zone e determinati nodi della sicurezza, il mix di civili moderati e curiosi che sono scesi per strada e che hanno inibito le azioni di sicurezza, la dispersione dei manifestanti in zone non previste dalla copertura della sicurezza.
Un altro elemento importantissimo nell’evoluzione della situazione è che gli scontri antigovernativi si sono estesi a tutta la Francia, con una risposta alla chiamata del movimento da Marsiglia a Nantes passando per cittadine minori, come Puy-en-Velay dove addirittura i manifestanti hanno dato fuoco alla Prefettura locale dopo che il prefetto aveva cercato di calmare la gente che aveva invaso l’edificio.

Macron non commenta fino al comunicato di sospensione dell’aumento delle accise del 4 dicembre.
I manifestanti proseguono quella che è ormai una rivolta civile e si chiama una nuova manifestazione per sabato 8 dicembre.
Da sabato 8 dicembre ad oggi (marzo 2019) si sono succedute manifestazioni e incontri e il fenomeno che si è potuto osservare è che la risposta dei moderati, i GG cittadini, i curiosi, i supporter come lavoratori, sindacati e unioni di studenti, è pian piano venuta a mancare, con un indebolimento della fascia di rappresentanza popolare più genuina, mentre in proporzione si è andata consolidando l’identità rivoltosa che anche nella manifestazione dell’8 dicembre ha mandato un messaggio al governo decisamente chiaro.
La mancanza di disponibilità dei GG a un dialogo con il governo è sia una dimostrazione di quanto efficace può essere il rifiuto di ascoltare il potere, sia una manifestazione di debolezza del movimento stesso, che perseguendo obbiettivi politici di varia natura sta esasperando una situazione sociale la cui risoluzione non è certa.
Le proteste funzionano fino a un certo punto e si è arrivati a uno stallo che nella giornata di sabato 16 marzo 2019 è di nuovo esploso nella guerriglia urbana a Parigi, dopo settimane di apparente quiete e proteste regolari.
Il fatto che il movimento dei GG continui a definirsi apolitico, potrebbe causare sul lungo termine uno sfruttamento da parte delle forze di opposizione predominanti al governo, che potrebbero acquisirne infine la totale identità svestendo totalmente il movimento del suo abito originario, popolare ma non populista. Questo a livello politico, dove si sa che qualsiasi movimento di protesta non resta mai fedele a se stesso ma ha necessità di evolversi nel momento stesso in cui decide di aprirsi al dialogo con il potere.
A livello di sicurezza, il governo potrebbe a un certo punto decidere che le attività degli estremisti mischiati nei GG necessitino di una risposta più decisa, applicando quindi parte della nuova legge sull’antiterrorismo, una possibilità non troppo remota. Il 16 marzo 2019 dopo gli scontri che hanno di nuovo incenerito il centro di Parigi, e che hanno preso di mira ancora elementi e manifesti del potere e di una determinata classe sociale, Macron è tornato di corsa all’Eliseo per una riunione urgente sulla crisi, dicendosi stufo, a leggere la stampa, della violenza e deciso a mettere in pratica soluzioni ben più energiche di quelle viste fino ad oggi per debellare finalmente la deriva violenta dei GG. Significa che le azioni di polizia ripuliranno il movimento degli individui che non vogliono dialogare, oltre a quelli identificati come provocatori e violenti. Resteranno i GG cittadini, i moderati, quelli che sono scesi in strada per protestare con la voce e che una risposta dal governo l’hanno già avuta. Questa crisi civile, sociale e politica potrebbe risolversi per il popolo francese con un anno di sospensione dell’aumento delle tasse: la voce del popolo è stata ascoltata, potete stare tranquilli e tornare a casa. La voce violenta del popolo, il braccio armato che è quello che poi ha causato sotto la sedia di Macron ben più di un terremoto, è quello più semplice da neutralizzare, con il benestare dell’opinione pubblica che vorrebbe uno stop alle violenze e alle devastazioni.
Come si annienta una insurrezione popolare? Permettendo che le violenze portino la popolazione a odiare i manifestanti, facendo concessioni politiche che soddisfano i moderati, cercando il supporto dell’opinione pubblica e della stampa. Macron non ne uscirà bene, ma sicuramente i GG a fronte di una partenza piena di grandi possibilità, ne usciranno forse anche peggio.

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