Chris Marker è forse il cineasta della New Wave francese meno conosciuto rispetto a colleghi che hanno avuto addosso i riflettori, come ad esempio Jean-Luc Godard. Resta però conosciuto tra i cinefili più accaniti per un cortometraggio singolare e visionario, chiamato La Jetée, girato nel 1962 che, diversi decenni dopo, nel 1995, sarà materiale di ispirazione (se non una traccia vera e propria) per il famoso film di fantascienza L’Esercito delle Dodici Scimmie di Terry Gilliam.
Marker è noto nell’ambiente del cinema francese come un artista che non ama porsi dei limiti e più volte nel corso della sua carriera, esplora e travalica il confine del presente, proiettandosi oltre gli orizzonti e uscendo con la sua arte dai canoni contemporanei, anche quelli più visionari. Si dedica a tutto: cortometraggi, video brevi, film per la tv, documentari.
Se La Jetée è tra i suoi lavori più noti in ambito sperimentale, con la sua composizione di immagini in bianco e nero a raccontare una storia distopica, tra i documentari il lavoro di Le Fond de L’Air Est Rouge è una vera gemma, un’opera di spessore e grande fatica costata al regista critiche e accuse di “vilipendio ideologico” da parte della sinistra francese, non solo protagonista dell’opera ma anche, appunto, culla ideologica di Marker, che alla fine della Seconda Guerra Mondiale combatté al fianco degli alleati contro l’invasore tedesco, avvicinandosi al Partito Comunista francese.
Nell’opera, di grande impatto visivo tra richiami simbolici e cruda realtà, il regista presenta una carrellata, per circa quattro ore, di speranze, tensioni, proteste, violenze, euforie, disagi e progetti della nuova sinistra francese e mondiale, quella che porta ai movimenti del 1968 e che esplode negli anni Settanta nella lotta armata più o meno in gran parte degli scenari esplorati da Marker: da Parigi a Praga, da New York a La Havana, da Tokyo a Pechino al Messico.
Un ritratto della sinistra che nei suoi momenti migliori può essere definita come il frutto di una euforia collettiva e di una necessità sociale di cambiamento e stravolgimento, e che nei suoi momenti più bassi, si ammanta di fallimento e disillusione.
Il documentario viene trasmesso in Francia nel 1978 dalla televisione pubblica, diviso in due parti, formato che resterà la proposta standard per la trasmissione dell’opera data la sua lunghezza.

 

Première partie : Les Mains fragiles
I. Du Vietnam à la mort du Che
II. Mai 68 et tout ça
Deuxième partie : Les Mains coupées
I. Du printemps de Prague au Programme commun
II. Du Chili à quoi au fait ?

 

Nel 1993, l’opera viene rimaneggiata dal poliedrico Marker che vuole proporla al pubblico straniero: ne edita e taglia diversi minuti, cambia il titolo in A Grin Without a Cat e aggiunge alla fine un glossario di termini che negli anni Sessanta erano totalmente alieni alla società, come aids, glasnost, ayatollah. Il titolo viene estrapolato da un preciso momento del documentario in cui c’è un confronto tra guerriglieri del Partito Comunista venezuelano e guerriglieri di Douglas Bravo: uno dei tanti footage ad opera di Marker stesso, che compone in questo modo Le Fond de l’Air est Rouge. Immagini di archivio, girati amatoriali, riprese giornalistiche, girato per propria mano, spezzoni di film di altri registi, da Eisenstein a Leni Riefenstahl passando per Costa-Gavras. Ci sono interviste eccezionali e inedite così come scene famose e altre rare, da Belfast a Berlino, di violenza di strada, manifestazioni, polizia, attivisti, giungla, urla, festeggiamenti. Tra le due versioni, quella francese risulta la più abbondante di fonti e risorse mentre quella inglese è un prodotto più affinato, dove la selezione del materiale si vede, forse a seguito di una certa maturità di intenti in Marker, maturità che si nota anche nel ritocco alla colonna sonora e alla scelta del montaggio, una carrellata di situazioni e immagini che si punzecchiano tra loro. Scene di fiction si alternano a vere immagini di repertorio delle rivoluzioni comuniste nel mondo, passando dalla fiction della Potëmkin russa alle vere torture del counterinsurgency, dalle interviste a Fidel Castro agli scontri di piazza in Cina, dalla morte di Mao all’evoluzione del potere capitalista. Il filo conduttore è quindi una prerogativa molto intima di Marker, un viaggio personale in cui però offre allo spettatore uno strumento utilissimo per seguirne i passi: le caption delle varie scene non solo indicano il contesto che viene presentato ma anche il luogo, un elemento chiave nel lavoro del regista che ha la costante abitudine di saltare da un posto all’altro del pianeta trascinando lo spettatore in un viaggio molto emozionante ma in certi casi anche nauseante, come un mal di mare dopo giorni di navigazione difficile.

Ce film ne prétend qu’à mettre en évidence quelques étapes de cette transformation

scrive Marker per introdurre il suo lavoro di ricerca, riferendosi alla trasformazione di una parte della società e del mondo che in dieci anni, quelli messi sotto l’inquadratura del regista, ha vissuto una enorme complessità di traguardi e  innovazioni. Dalla guerra del Vietnam alla morte di Allende, lui è lì, a raccontare attraverso un mix di immagini quello che si è succeduto nella storia, mostrando soprattutto al popolo francese che il 1968, con la sua rivoluzione di maggio per le strade della nazione, non è stato un evento unico e nemmeno così simbolico, ma si inserisce in un contesto storico su più livelli e globale. Una immagine, quella del maggio 68, tra le tante.

Depuis ses premiers films, Chris Marker nous a habitués à recevoir la réalité documentaire au travers du filtre sensible de ses émotions. Il n’exprime jamais le point de vue d’un appareil ou d’un parti; l’avancée de l’histoire, il parvient à la saisir dans l’hésitation des hommes, la fragilité des gestes. Il se veut un témoin concerné et son œuvre supporte, avec une élégance reconnue, sa solitude de cinéaste de fond.

Cette solitude, Le fond de l’air est rouge la confirme avec éclat. Renonçant au positivisme glacé des analyses marxistes et s’opposant à l’optimisme de gauche dominant, Marker dispose en images douloureuses son écorchure politique et celle de sa génération. Il évoque quatre heures durant, en remontant les films des autres, l’histoire récente des espoirs brisés, des rêves dissipés par des réveils d’horreur.

cit: Le Monde-Diplomatique, 1977, par Ignacio Ramonet

 

Nel 2013 l’ Archives Françaises du Film (AFF / CNC) restaura la versione originale, che viene proiettata in diversi festival dedicati al cinema francese. Resta immutata la forma, due parti per un totale di 240 minuti per la versione francese mentre per quella inglese definitiva mancano i voice over di Yves Montand, Simone Signoret e diversi di quelli presenti nell’edizione francese.

Credits
The 1977 edit: Le Fond de l’air est rouge. Scènes de la Troisième Guerre mondiale (1967–1977).
The 1988 / 1993 edit: Le Fond de l’air est rouge. I: Les Mains fragiles. II: Les Mains coupées.
Title music: Luciano Berio, based on Boccherini.
Colour and black and white.
Featuring: Mohammad Reza Pahlevi, Rudi Dutschke, Daniel Cohn-Bendit, Régis Debray, Valéry Giscard d’Estaing, Fidel Castro, Wallander, Major Papy Shelton, Che Guevara, Charles de Gaulle, Philippe Dujouner, Alain Gesmar, Georges Marchais, Emil Zatopek (with glimpses of Marker’s 1952 Helsinki footage), General Mendoza, Artur London, Mao Zedong, Lin Piao, Zhou Enlai, Jiang Qing, Georges Pompidou, Alain Touraine, Urho Kekkonen, Ulrike Meinhof, Larry Bensky, Richard Nixon, Arthur Penn, Salvador Allende, Beatriz Allende, Giangiacomo Feltrinelli, V. I. Lenin, André Malraux, Augusto Pinochet, Joseph Stalin, Nguyen Giap Vo.
Voices in the 1977 edition: Laurence Cuvillier, Davos Hanich, François Maspero, Yves Montand, François Périer, Sandra Scarnati, Jorge Semprún, Simone Signoret.
Music: “Le Temps de cerises” (1866 paroles par Jean Baptiste Clément, 1868 musique par Antoine Renard).
Original 1977 French edition: 240 min with commentary read by Yves Montand, Simone Signoret, Jorge Semprun etc.
Definitive 1988 English edition: 178 min.

 

La versione che ho io in archivio è una versione non restaurata e la qualità è adesso, dopo la riedizione dell’AFF/CNC, vagamente insopportabile, come si evince dagli screen che ho estrapolato dalla mia copia. Ho scelto quindi di non metterla a disposizione sul blog ma di segnalare la presenza in qualità dvd sul sito di RebeldeMule che ne ha caricato nel 2006 due versioni, una in francese coi sub spagnoli e una in inglese con sottotitoli in francese, inglese e spagnolo. RebeldeMule è una comunità politicamente schierata a sinistra di lingua spagnola che da anni carica documenti e media legati a questa (ma non solo) dimensione politica a livello globale.

Su YouTube invece due mesi fa è stata caricata la versione restaurata ma è senza sottotitoli, qui sotto le due parti integrali

 

 

 

 

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