None of you understand. I’m not locked up in here with YOU. You’re locked up in here with ME.
Watchmen, Alan Moore

 

 

Il Rapporto di Brodeck è un appuntamento in due volumi usciti per Fandango Editore ad opera di Manu Larcenet. E’ un lavoro cupo, lento, gelido e solitario come il suo protagonista e gli scenari che vengono tratteggiati in un bianco e nero sporco e quasi mistico. Versione grafica del romanzo omonimo del 2007 di Philippe Claudel, Larcenet ci racconta la storia di Brodeck, un sopravvissuto alla guerra e al campo di concentramento, che vive isolato nella comunità dov’è nato e ha fatto ritorno, in un allontanamento non proprio volontario ma causato dalla diffidenza e dalla chiusura della comunità nei confronti di chi, subendo gli orrori della guerra, certamente ne deve essere rimasto corrotto. Brodeck però a un certo punto diventa un prezioso elemento per gli abitanti del villaggio, colpevoli di aver commesso loro stessi un orrore; cercano in Brodeck e attraverso di lui, una scusa, uno scopo, una giustificazione morale al crimine, per sfuggirne il più lontano possibile. E’ una storia terribile e piena di mistero, l’edizione è pure molto curata, un cofanetto di cartone spesso e ruvido,una copertina dai colori tenui. Peccato per la foto, non ho una buona webcam!

L’altro. Il rapporto di Brodeck, Manu Larcenet, 2016 x Fandango Editore

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In The Pines è un albo per chi ama la musica roots americana, il vecchio folk spontaneo nato sotto il portico in un pomeriggio che muore, quel folk che racconta non tanto l’amore per la campagna e la vita rurale, quanto i dolori, i crimini, i misteri della vita selvaggia e senza legge dell’uomo vagabondo che non esiste più. Il titolo stesso è un omaggio all’omonima canzone folk più antica e famosa d’America, scritta da non si sa chi ma rifatta milioni di volte da artisti di ogni provenienza musicale. In The Pines consiste in cinque racconti, cinque murder ballads che si dipanano tra omicidi, marinai, vendette, banditi. L’autore è l’olandese Erik Kriek che ha uno stile davvero unico e inconfondibile e che si è già cimentato nel lato oscuro della tradizione con una trasposizione a fumetti del buon Lovecraft. L’edizione è a colori, ottima qualità.

In The Pines, Erik Kriek, 2016 x Eris Edizioni

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Gon di Masashi Tanaka è uno dei fumetti più belli che io abbia mai letto. Dovrei però dire sfogliato, perché non c’è una singola lettera in tutto il fumetto, così come un singolo essere umano. Ma le pagine sono sferzanti, energiche, si corre di pagina in pagina e si sorride moltissimo grazie al carattere di questo piccolo dinosauro, perfettamente delineato nel silenzio delle vignette. Gon, sopravvissuto alla glaciazione, è una scheggia incazzata che di pagina in pagina lotta per sopravvivere (o, a seconda dei punti di vista, rompere le palle agli altri animali) in un Paleolitico sempre più geneticamente forte. La sua fame è atavica ed è anche il suo istinto primario. Ci sono poi la gioia di vivere e la permalosità che lo rendono un pericolo non da poco per chi incrocia la sua strada. Il tratto di Tanaka è splendido, ci sono pagine che sembrano quelle di una enciclopedia. La rappresentazione degli animali e degli scenari è quasi quella di un etnologo che studia perfettamente il comportamento e l’aspetto della fauna che vuole rappresentare. In Italia fu edito in volumi da Star Comics alla fine degli anni Novanta.

Gon, Masashi Tanaka, 1992 x Star Comics (Storie di Kappa)

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Skin è un albo piccolo ma molto potente, una graphic novel per adulti che abbiano un po’ di pelo sullo stomaco. Peter Milligan non si è risparmiato in questa storia feroce, tristissima e cruda, quella di un emarginato sociale a causa della sua deformità. Martin infatti è figlio della generazione taliomide, un farmaco che negli anni Cinquanta e Sessanta veniva somministrato alle donne in gravidanza causando deformazioni congenite al feto, soprattutto agli arti, che potevano mancare del tutto o essere ridotti. L’approccio di Martin alla vita è ingiusto, crudo e difficile e trova la sua dimensione tra gli skinhead, dove milita anche la ragazza di cui si innamora. La frustrazione che cresce in Martin, pagina dopo pagina, è costante e pesantissima, fino all’orrendo finale che si preannunciava ma lascia comunque devastati dentro. Skin è stato rifiutato un paio di volte prima di trovare la pubblicazione nel 1992 in Inghilterra.

Skin, Peter Milligan, Carol Swain, Brendan McCarthy, 1992 x Kitchen Sink Press

 

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Ci sono storie che fanno sfigurare la realtà e quella dell’autore dell’Eternauta è una di queste. Héctor Oesterheld infatti, dopo aver dato alla luce questa storia di fantascienza dalla forte denuncia politica, scompare insieme alle sue figlie, vittima della sanguinosa dittatura di Videla, quello dei desaparecidos, quello dell’annientamento di famiglie intere di cui non si seppe più nulla.  Fu colpevole di essere un montonero della prima e ultima ora, dal sostegno per il ritorno di Peron alla guerriglia contro la Giunta Militare, la dittatura che mise in ginocchio l’Argentina. L’Eternauta, lavorato negli ultimi tempi in clandestinità, anticipa i drammatici sviluppi della società e della politica argentina, nei suoi cupi toni in bianco e nero, nel tratto essenziale e parco di Solano Lopez che ben si presta a rappresentare il dolore della sconfitta che il protagonista Juan si porta dietro nei suoi viaggi.

L’Eternauta, Héctor Oesterheld , Francisco Solano Lopez, 1977 (Italia) x Lanciostory / 001 Edizioni

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