La storia dei gemelli Htoo è uno dei tanti frammenti dimenticati nella realtà di un Paese, la Birmania, che nemmeno nei libri di storia ha conosciuto una intera pagina di pace. Isolato per lungo tempo nel suo indaffarato moto evolutivo, questo semisconosciuto angolo di Sud Est asiatico ha impresso nella carnosa morale umana, soprattutto occidentale, un fermo immagine completamente stonato.

Alle soglie del nuovo millennio, nel 1999, in un remotissimo angolo di giungla di quello che oggi è diventato Myanmar ma è stato fino al 1988 Birmania, due gemelli dodicenni venivano immortalati da Apichart Weerawong, fotografo della Associated Press. Dietro la foto che presenta al mondo Johnny e Luther Htoo, 12 anni, c’è una realtà durissima fatta di post colonialismo, dittatura, guerra etnica,  violazioni dei diritti umani e massacri. L’aspetto forse più inquietante che si porta dietro l’immagine però, non si vede ma viene raccontato con grande sentimento da un reporter italiano, Enzo Baldoni, che nel febbraio del 2000 racconta la loro storia in un articolo di Specchio reperibile integralmente qui.

 

Dec. 6, 1999 - Johnny Htoo, left, watches as his twin brother Luther smokes a Myanmar cigar during a meeting with The Associated Press at their jungle base of Ka Mar Pa Law (AP Photo/Apichart Weerawong, File)
Dec. 6, 1999 – Johnny Htoo, left, watches as his twin brother Luther smokes a Myanmar cigar during a meeting with The Associated Press at their jungle base of Ka Mar Pa Law (AP Photo/Apichart Weerawong, File)

I gemelli Htoo appartengono a una delle tante etnie che durante gli anni del colonialismo britannico furono forzatamente amalgamate tra loro, allo scopo di semplificare la vita all’Impero inglese che, alla fine del 1800 decretò la Birmania una provincia dell’India britannica al termine di quello che viene definito il terzo conflitto Anglo-Birmano. La posizione del Myanmar ha fatto sì che nei secoli le sue terre fossero non solo oggetto di contesa ma anche di passaggio e crescita di tantissime e varie etnie. A una di queste etnie, la minoranza Karen, appartengono i gemelli Htoo. I Karen, insieme ad altri gruppi, seguono la fede battista, eredità di un missionario americano che già si trovava in Birmania quando vi giunsero i britannici e che mise solide basi in quello che sarebbe diventato il terzo paese al mondo per numero di fedeli battisti.
Il 4 gennaio del 1948, la Birmania ottenne l’indipendenza; nel frattempo c’era stata Rangoon, erano nate e si erano evolute, nel bene e nel male, le storie personali di Aung SanU Saw, si costituì l’Esercito Nazionale Birmano, ci fu la Seconda Guerra Mondiale dove moltissimi abitanti del Myanmar di ogni etnia e tra questi numerosissimi Karen, sostennero gli alleati contro i loro ex amici giapponesi e, infine, ci fu il trattato di Panglong. Gli accordi firmati dovevano garantire, una volta ottenuta l’indipendenza, la protezione e il rispetto tra tutte le etnie maggiori e minori con la clausola che dopo un certo tempo, se il governo centrale avesse mancato alle sue responsabilità, si sarebbe passati a un governo di tipo federale. La situazione si fa tesa fin da subito e dagli Cinquanta si assiste a un faticoso e fallimentare tentativo di gestione, incapace di far fronte non solo al precario equilibrio sociale ma anche a quello economico. Dal 1962 le cose precipitano: un secondo colpo di stato (il primo fu quasi indolore) instaura una dittatura militare che regalerà decenni di terrore e violenze e si comporterà secondo canoni già presentati dalla storia al capitolo decolonizzazione.  Abbiamo nella Birmania dittatoriale, uno stato che si identifica nazione su privilegi retaggio delle libertà e dei poteri demandati dal colonizzatore, stato che costruisce questa sua identità attraverso un discorso di forza maggioritaria, sia essa per etnia o per religione; un discorso impostato con troppa facilità da un colonizzatore in tutti i sensi estraneo, che non capiva e non conosceva le radici di multiculturalismo da sempre alla base della vita nel sud est asiatico, considerato un vero e proprio museo delle etnie. L’effetto collaterale di questo percorso è, inevitabilmente, la crescita del sentimento di identità di tutte quelle realtà che restano fuori dal processo di costruzione dello stato unico. Ecco quindi che si gettano le basi per rivendicazioni di autonomia che, aggiunte nel calderone dei problemi che impegnarono la dittatura in una strategia difensiva, con azioni violentemente repressive, contribuiscono a rinfocolare l’odio e la necessità di azzittire queste voci dissidenti. Tra tutte, quella dei Karen è la voce che urla più rabbiosa e indisciplinata e che mai smetterà nonostante la caccia, i massacri, il divieto di parlarne la lingua, di professarne la religione, di difendersi, di vedere riconosciuta la propria identità.

I gemelli Htoo nascono in questo clima di ostilità, due su circa sette milioni di Karen, nel loro Stato non riconosciuto ma rivendicato vicino al confine con la Thailandia, che non rappresenta una salvezza ma ospita invece smisurati campi profughi più volte finiti nel mirino delle organizzazioni internazionali per la difesa dei diritti umani per la piaga degli stupri e della schiavitù sessuale di donne e bambini. La fede battista unita all’attitudine tutta asiatica per il soprannaturale, regala ai gemelli e alle loro azioni un’aura divina, una reputazione sacra e leggendaria che poco a poco li precede fino a giungere alle orecchie dell’Esercito Birmano. I gemelli sono infatti i due generali di un esercito di piccoli ribelli, l’Armata dei Bambini di Dio, formatosi spontaneamente già quando i due avevano appena nove o dieci anni; i due generali non solo sono in grado di imbracciare un’arma ma anche di usarla perfettamente, come dimostrano le azioni offensive agli avamposti militari birmani. La reputazione dei due bambini cresce e se da una parte è un simbolo di ribellione che deve perdurare ad ogni costo, dall’altra è il simbolo di una ribellione che dopo cinquanta anni di sangue e urla deve necessariamente essere schiacciata. Comincia una caccia al bambino inesorabile, la guerra tra Karen e Birmani si inasprisce per quanto sia possibile esasperare ancora di più una realtà dove le mine vengono usate da entrambe le parti per offendere e difendere un territorio, mentre gli stupri etnici sono all’ordine del giorno. In tutto questo la comunità internazionale guarda bellamente altrove, completamente dimentica che i germogli di questa frattura sanguinolenta sono stati piantati dalle sue mani.

La piccola Armata dei Bambini nasceva all’interno di un contesto più ampio, quello delle armate ribelli cristiane che lottavano per lo Stato Karen. Fu però in seno alla loro giovanissima milizia che si delinearono delle regole peculiari, come la castità, una dieta alimentare ferrea, il divieto di droghe e alcolici. I bambini soldati erano dei guerriglieri devotissimi alla causa, mossi anche da un entusiasmo che non era stato soffocato nel sangue ma si era nutrito delle storie e dei successi di mezzo secolo di guerriglia e sull’onda di queste entusiastiche speranze, non solo dei soldati ma anche dei civili Karen, i bambini organizzavano la loro guerra che finirà con una azione eclatante e terribile, quella all’ospedale di Ratchaburi in Thailandia, dove già i Karen avevano provato un attentato all’ambasciata birmana di Bangkok. All’ospedale, non saranno i gemelli a condurre l’attacco ma un gruppo di affiliati ribelli appena maggiorenni che terrà per quasi un giorno, in ostaggio, circa 800 persone. L’assedio ha lo scopo di attirare l’attenzione dei media internazionali che hanno pieno accesso in Thailandia (a differenza della Birmania), ma i nervi delle autorità locali saltano e il gesto clamoroso dei Karen finisce nel sangue: quasi tutti i giovanissimi guerriglieri vengono trucidati e i pochi che riescono a fuggire si nascondono tra le fila dell’esercito dei gemelli Htoo, nel profondo della giungla. Le autorità birmane e quelle thailandesi uniscono le forze e a suon di mine, mitra e perfino cannoni, la giungla viene quasi sradicata per un intero anno di caccia all’uomo che costa migliaia di morti ai Karen, soprattutto  tra i civili più indifesi.
Nel gennaio del 2001, l’agenzia France Press annuncia al mondo, improvvisamente attento alle avventure da romanzo dei due eserciti tenuti in scacco da due gemelli in odore di quasi romantica leggenda (l’odore della cancrena, della malaria, della fame, della malattia e della morte il mondo preferisce relegarlo a dettaglio secondario) che i gemelli divini Htoo si sono arresi. Si sono consegnati all’esercito thailandese, sconfitti dall’unica arma per cui non esiste scudo, il senso di responsabilità per ogni singola vita del popolo Karen.

E’ questa una sospensione, non certo la fine della storia ne’ tanto meno la fine della leggenda. I due gemelli vengono internati in un campo profughi thailandese.
In Birmania la guerra va avanti e i corpi delle minoranze continuano a concimare la giungla, lì dove le mine non fanno terra bruciata. Nel 2011 viene eletto un nuovo Presidente del Myanmar che promette un altrettanto nuovo (oltre che inedito) capitolo nella storia del Paese, fatto di pace e dialogo. Quello che fu chiamato Burma, poi Birmania e infine Myanmar, cammina con grande fatica verso la costruzione di una identità che non sia fatta solo di carne morta e armi ma soprattutto di cultura, una ricchezza in grado di regalare forse la libertà a chi la chiede ormai da generazioni. Nel frattempo, di nuovo, ci sono state le storie e i passi che hanno portato al presente: la Rivolta 8888, Aung San Suu Kyi, Khin Nyuntle rivoluzioni zafferano.

Il Divino, Asaf Hanuka, Tomer Hanuka
Il Divino, Asaf Hanuka, Tomer Hanuka

Da quell’assedio finito in tragedia nell’ospedale thailandese, le attenzioni verso la situazione birmana si sono moltiplicate favorendo non solo una spinta maggiore per gli aiuti internazionali di varia natura ma anche per la diffusione di materiale a tema Myanmar. Ciò che prima era stato prodotto su questo Paese più misterioso e silenzioso del Vietnam o della Cambogia, ha trovato nuova vita, nuovi canali di distribuzione, nuove edizioni.
Alla storia dei gemelli Htoo, alla foto con il sigaro fumato nella giungla, si ispira la graphic novel dei fratelli israeliani Asaf e Tomer Hanuka, Il Divino, edito da BAO e sceneggiato da Boaz Lavie che mescola i veri germogli di questa storia a radici più fantastiche e soprannaturali.
Un autore dell’Alto Adige, Benno Röggla che fonderà poco dopo una associazione di volontariato dedicata esclusivamente agli aiuti in Myanmar, ha pubblicato nel 2006 un bel libro generoso di immagini, E la giungla piange. Il vero volto della Birmania, edito da Athesia e ricco purtroppo di verità dolorose come le mutilazioni e gli stupri.
Sulla storia specifica del popolo Karen si può leggere Karen, un popolo in lotta a cura di Fabio Franceschini edito nel 2008 per Uomo Libero mentre in lingua inglese uno dei testi di riferimento è Kawthoolei Dreams, Malaria Nights:  Burma’s Civil War di Martin MacDonald, edito nel 1999. MacDonald racconta della sua esperienza di freelance clandestino in Myanmar al seguito dei ribelli Karen.

Inedita in Italia è la bédé di Olivier Ferra edita da La Fourmilière: Karennis, due volumi, il primo serializzato nel 2008, che destinano parte della vendita agli aiuti per i Karen attraverso la rete di solidarietà creata dal regista francese Patrick Mario Bernard.
Infine, il titolo più classico è sempre un piccolo gioiello documentaristico della bande dessinée, stavolta canadese,  ad opera di Guy Delisle che in Cronache Birmane edito da Rizzoli Lizard racconta le sue memorie al seguito della moglie operatrice di Medici Senza Frontiere.

EPILOGO

Non basta un rapido e fugace sguardo come questo per conoscere e capire la Birmania e la situazione che, ancora oggi, quelle due faccine stonate della foto contribuiscono a voler raccontare, facendo fermare un ignaro navigante della rete e del mondo che all’improvviso si chiede cosa ha portato un bambino a sorridere con gli occhi attraverso il fumo di un sigaro. E’ certamente una storia grande, molto grande e molto profonda, lunga secoli; non possiamo leggere le pagine che mancano del prossimo futuro ma possiamo arrivare all’epilogo di oggi.
Apichart Weerawong continua a lavorare per la Associated Press e le sue foto sono molto quotate.
Enzo Baldoni verrà ucciso nel 2004 in Iraq, rapito da una cellula di Al Qaeda mentre operava come freelance e giustiziato in una località mai specificata dopo un ultimatum all’esercito del nostro Paese.
I gemelli Htoo passeranno qualche anno nel campo profughi in Thailandia, dove Luther verrà adottato da una coppia svedese mentre Johnny resterà lì, prigioniero solitario. Ancora lì si trova, a 25 anni. Luther studierà economia e girerà il mondo, imparerà le lingue straniere e comincerà a dedicarsi alla liberazione del fratello.
Nel 2013, Apichart Weerawong fotograferà il primo incontro, dopo molti anni di separazione, dei due gemelli.

Johnny, left, and Luther Htoo, today, at age 25. Luther now lives in Sweden and Johnny in Thailand. Credit Apichart Weerawong/Associated Press
Johnny, left, and Luther Htoo, today, at age 25. Luther now lives in Sweden and Johnny in Thailand. Credit Apichart Weerawong/Associated Press